Kata

 

Kata (型 o 形, traducibile con forma, modello, esempio) nelle arti marziali indica, sotto il profilo tecnico, una serie di movimenti preordinati e codificati che rappresentano varie tecniche e tattiche di combattimento evidenziandone i principi e le opportunità di esecuzione.

Sotto un profilo interno invece mostra la capacità del praticante di vivere il kata, di far vibrare le corde più profonde del proprio corpo esercitando autocontrollo sulla respirazione e ricercando  efficacia nelle tecniche, armonizzando tutto il kata in un qualcosa di più che un semplice schema.

I kata esistono nel karate, nel kobudo e all’interno di altre e diverse arti marziali. Il kata preserva, quindi, una tradizione tecnica e allo stesso tempo una tradizione culturale.

L’esercizio del kata non si pratica solo nelle discipline marziali, ma in tutte quelle arti orientali che abbiano come fine il Do (道), ossia la “Via”, come ad esempio: judo (via della cedevolezza), kendo (via della spada), iaido (via dell’estrazione della spada), kyudo (via dell’arco), aikido (via dell’unione dell’energia), ma anche shodo (calligrafia), kado (composizione floreale) e sado (cerimonia del tè). In tutte queste discipline ci si propone di unire, attraverso la respirazione (e quindi il ki), la componente fisica e quella mentale, eseguendo una determinata sequenza di “tecniche” per raggiungere una più elevata condizione interiore e quindi spirituale.

Ogni kata è composto da una serie di movimenti che ne costituiscono la caratteristica evidente, ma presenta altri elementi che sfuggono alla comprensione più immediata: i maestri che li hanno creati hanno spesso volutamente mascherato il significato di alcuni passaggi per evitare che altri se ne impadronissero. Per esempio i kata vennero mimetizzati in danze innocue, nel periodo in cui ad Okinawa vigeva la proibizione di praticare le arti marziali.

I 26 kata della tradizione Shotokan sono qui eseguiti dal Maestro Hirokazu Kanazawa 10 DAN SKIF.

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