Origini del Karate

 

Si sa per certo che il karate vede la sua patria d’origine nelle isole Ryukyu, oggi conosciute come Prefettura di Okinawa, ma nessuno sa con esattezza quando il karate fece la sua prima comparsa in queste terre.
Nella storia del regno di Ryukyu ci furono due occasioni in cui l’uso delle armi venne bandito dal governo. La prima fu durante il periodo dei Tre Regni Unificati, a cavallo tra il XIV° e il XV° secolo, quando il sovrano Sho Hashi (1372-1439) unificò i tre regni sotto il suo dominio. Egli proibì, tramite un editto, il pssesso di armi, riunendo statisti e intellettuali per elaborare un’efficace struttura amministrativa centralizzata, garantendo agli abitanti delle Ryukyu due secoli di pace indisturbata.
La seconda fu, invece, nel 1609, quando gli Shimazu, i potenti principi del feudo di Satsuma, invasero ed occuparono le isole Ryukyu che consideravano come parte del loro dominio. Poiché i samurai Satsuma incontrarono una ferrea e strenua resistenza da parte dei locali, dopo la faticosa presa dell’isola di Okinawa, che significava la sconfitta per i locali, gli Shimazu bandirono nuovamente le armi. Questa volta il divieto fu esteso anche alle classi nobili. Gli storici concordano sul fatto che il karate debba la sua nascita proprio a questo secondo bando, perché costrinse gli abitanti dell’isola a inventarsi un metodo di autodifesa che non prevedesse l’uso delle armi.
Tuttavia, tecniche autoctone di lotta a mani nude erano già praticate anche prima dell’invasione, ed è quindi possibile che la nuova proibizione abbia stimolato il perfezionamento di tecniche già esistenti. Poiché le isole Ryukyu erano state per lungo tempo sotto il dominio Cinese, è indubbio che le tecniche di combattimento indigene furono influenzate profondamente dall’introduzione del kenpo (let. “metodo del pugno”) cinese. Ed è proprio da questa commistione che nacquero i precursori del karate, l’Okinawa-te e il To-de. La storia delle arti marziali cinesi risale a circa seimila anni fa, quando la Cina attraversò secoli caratterizzati da guerre ed ostilità. In queste epoche, la costante necessità di sopraffare il nemico per garantirsi la sopravvivenza portò allo sviluppo di metodi di combattimento sempre nuovi. Tali sistemi furono tramandati e perfezionati dalle generazioni sucessive che li trasformarono nelle tecniche raffinate che conosciamo oggi. Nel primo millennio dopo Cristo avvenne la graduale evoluzione di due stil principali: lo Shang Wu e lo Shaolin.
Il primo stile, fondato da Chang-san Feng, pone l’accento sul potere del ch’i (ki in giapponese) come avviene nel T’ai Ch’i, nello Hsing-i e nel Pa-kua. Lo Stile Shaolin, invece, fondato da Ta-mo Lao-tsu, meglio conosciuto come Bodhidharma, si concentra nell’applicazione di tecniche che usano mani e piedi per bloccare e attacare attraverso movimeti morbidi e lenti alternati a movimenti più duri e vecoli. Nel 520 d.C., dopo essere partito dall’India e aver attraversato la Cina passando per la corte dell’Imperatore Ming, Bodhidharma raggiunse il monastero Shaolin nella provincia di Henan dove, accortosi delle pessime condizioni fisiche dei monaci, insegnò loro come allenare lo spirito pur mantenendo un corpo sano e vigoroso, secondo gli insegnamenti dei sutra Ekikin e Senzui. Gli insegnamenti del sutra Ekikin (Yijinjin in cinese) rappresentano la forma originaria dell’addestramento nelle arti marziali, oggi impiegati ancora dai monaci Shaolin. Fu proprio lo stile Shaolin del kenpo a diffondersi in tutta la Cina e a raggiungere le isole Ryukyu dove, come detto prima, si mescolò alle forme di lotta indigene.

Fonte Karate-do Nyumon, Gichin Funakoshi, Edizioni mediterranee, 1999.

Stile di Karate Shotokan

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